In anatomia il muscolo grande adduttore fa parte dei muscoli mediali della coscia, definito anticamente anche come "custos verginitatis" per la sua funzione di “protezione” delle virtu’ femminili.

Il muscolo ha forma triangolare, allocandosi fra il muscolo gracile e il muscolo adduttore breve, ed è il più profondo e potente fra i muscoli adduttori dell'anca originando dal ramo ischio-pubico del pube e inserendosi nei due terzi inferiori della linea aspra mediale e sul tubercolo adduttorio del femore.  Funzione di questo muscolo è l'adduzione delle cosce; coi fasci anteriori permette anche la intrarotazione e la flessione, mentre coi fasci posteriori permette la extra-rotazione e l'estensione influendo anche sull'equilibrio del bacino (è un potentissimo retro versore). Il distacco del tendine dell’adduttore è un evento traumatico grave, molto comune in ambito sportivo (di recente un atleta di calcio della Roma, Bryan Cristante, ha subito tale trauma). Sci, pallacanestro, equitazione, motocross, il podismo su terreni accidentati come gli eco-trail son sport che espongono l’atleta, come il calcio, a questo peculiare trauma, che vede come elemento scatenante il blocco dell’arto durante il movimento in modo improvviso. Siamo di fronte dunque ad una lesione extra-articolare che avviene con traumi di una certa energia che può essere applicata dall’esterno o direttamente dal giocatore, soprattutto se i tendini non sono particolarmente robusti. Clinicamente il dolore è violento, tale da svenire; l'impotenza funzionale dell'arto è il dato evidente, il paziente non riesce a elevarlo e ha vivo dolore nell'abdurlo. un versamento in sede ematico può essere evidente nell'arco di alcuni minuti, ed il gonfiore è evidente in sede di lesione. Se il distacco del tendine è completo, diagnosi che si basa sulla valutazione clinica, associata ad esami strumentali (ecografia e risonanza magnetica), l’operazione è necessaria, soprattutto se il paziente è uno sportivo professionista. quando il distacco è parziale, si preferisce sempre un atteggiamento conservativo: riposo, immobilizzazione, crioterapia ed elevazione dell’arto sono il primo approccio cui segue un trattamento riabilitativo associato a farmaci anti-infiammatori. I controlli clinici ed ecografici successivi consentiranno di verificare il processo di cicatrizzazione ed il grado di recupero funzionale. Un elemento fondamentale, dopo la fase riabilitativa, è il recupero atletico, che prevede un percorso di esercizi volti innanzi tutto al recupero delle particolarità coinvolte nel trauma, quindi al recupero della massima elasticità possibile del muscolo e della sua capacità propriocettiva, ed infine al recupero del tono-trofismo muscolare necessario.