La cartilagine articolare ialina è una specie di tessuto congiuntivo denso costituito da cellule, acqua e matrice. Il tessuto è ben strutturato ed ha capacità elastica, con una superficie bianca liscia capace dunque di ammortizzare i rapporti tra le ossa.

Le funzioni principali della cartilagine articolare sono la protezione dell'osso subcondrale, consentendo alle superfici di contatto di scivolare l'una sull'altra senza attrito assorbendo l'impatto. La cartilagine ialina è composta principalmente da condrociti circondati da una matrice extracellulare sintetizzata e secreta dai condrociti, composta principalmente da fibre di collagene di tipo II, proteoglicani e acqua. Analizzando anatomicamente e istologicamente il tessuto, la cartilagine ialina ha quattro strati: strati superficiali, intermedi, profondi e calcificati. Le proprietà biomeccaniche della cartilagine articolare dipendono in gran parte dalla composizione e dall'integrità della matrice extracellulare. Il tessuto della cartilagine articolare è

  • ipocellulare,
  • avascolare,
  • aneurale
  • alinfatico

Queste quattro caratteristiche del tessuto della cartilagine fanno capire che la possibilità di rigenerazione del tessuto è molto bassa. Le lesioni osteocondrali in pazienti con cartilagine sana hanno generalmente un'origine traumatica ed in molti sport sono possibili queste lesioni. Alcune lesioni condrali possono essere asintomatiche e possono evolversi con degenerazione della cartilagine e osteoartrosi. Ciò fa sì che la reale incidenza delle lesioni osteocondrali nell'uomo non è nota. Le lesioni condrali sono causate dalla degradazione della cartilagine articolare, in risposta a stimoli metabolici, genetici, vascolari e traumatici. Possono verificarsi a causa di un singolo episodio di sovraccarico sull'articolazione del ginocchio o attraverso diversi episodi ciclici di piccola entità. Queste lesioni sono suddivise in base allo spessore della cartilagine interessato e passano da microlesioni e lesioni condrali a lesioni osteocondrali che coinvolgono tutti gli strati della cartilagine articolare e colpiscono l'osso subcondrale. Quando sono sintomatiche, le lesioni condrali sono manifeste con dolore, versamento articolare, blocco della articolazione interessata, crepitazione o sfregamento. I sintomi sono generalmente insidiosi, con dolore diffuso o specifico, specie quando si tende a caricare la articolazione. Le lesioni condrali sono molto comuni nelle articolazioni degli arti inferiori (ginocchio, anca, caviglia).

Diagnosi

La diagnosi si basa su una valutazione clinica accompagnata da una radiografia che può essere importante per escludere altre condizioni patologiche e lesioni associate, come lesioni degenerative (presenza di osteofiti, cisti, sclerosi subcondrale e riduzione dello spazio articolare) e fratture. Può anche rendere possibile la visualizzazione di lesioni condrali complete con frammenti sciolti nella cavità articolare, vale a dire la condizione patologica nota come osteocondrite dissecante. La diagnosi strumentale prevede anche l’uso di altri esami come la Tac o l’artrotomografia con iniezione di contrasto intra-articolare, ormai caduta in disuso per l’avvento della risonanza magnetica, che con il suo eccellente contrasto nei tessuti molli, rappresenta la migliore tecnica di imaging disponibile per lo studio delle lesioni della cartilagine.

 

Terapia

Fatta la diagnosi, il procedimento di risoluzione del problema si basa intanto sul protocollo standard RICE (riposo, immobilizzazione, congelamento, elevazione articolazione colpita). A questo protocollo segue uso di famaci (farmaci anti-infiammatori e cortisonici), integratori per la cartilagine (utili nei pazienti sotto i 40 anni di età), e fisioterapia (ultrasuoni e magnetoterapia rappresentano il gold standard). Le infiltrazioni di acido ialuronico rappresentano il secondo step, qualora nei controlli successivi la patologia non è regressa.

La persistenza del problema può portare a trattamenti cruenti come la Artroscopia, esame standard per le condizioni patologiche intra-articolari condrali. Utilizzando questo strumento, le lesioni possono essere classificate, localizzate e palpate e curate con metodi come le tecniche di sbrigliamento e radiofrequenza che hanno l'obiettivo di promuovere una superficie con maggiore uniformità. Tali procedure vengono eseguite artroscopicamente, al fine di ridurre al minimo il dolore e migliorare la mobilità, ma non ripristinano completamente la struttura e le funzioni della cartilagine. Lo sbrigliamento o debridement, istituito da Magnuson nel 1941, è stato usato nel trattamento dell'osteoartrosi, ma può anche essere usato per trattare difetti puramente condrali. La procedura utilizzata per le lesioni condrali parziali prevede la rimozione di frammenti come lembi condrali instabili, osteofiti, sinovio in eccesso e legamenti strappati. Generalmente viene fatto usando un rasoio, ma possono anche essere usati altri metodi come l'elettrocauterizzazione, il laser o le tecniche di radiofrequenza. Lo scopo del debridement è eliminare i sintomi, promuovendo così il sollievo dal dolore e il miglioramento della funzione. Tuttavia, ci si può aspettare che i sintomi ritornino. Un'alternativa utilizzata per il trattamento delle lesioni condrali parziali è la radiofrequenza, diventata molto popolare perché facile da usare artroscopicamente ed efficace per raggiungere una superficie uniforme attraverso le lesioni condrali parziali. Tuttavia, l'elevata temperatura intra-articolare associata a questo metodo può potenzialmente distruggere parzialmente o completamente la cartilagine articolare. Temperature superiori a 50 ° C sono state definite come soglia critica per la morte dei condrociti. Le occorrenze di necrosi associate all'uso della radiofrequenza dipendono dalla quantità e dalla durata dell'applicazione dell'energia. La tecnica ideale per usare i dispositivi a radiofrequenza è usarli come pennelli, in cui sono tenuti in continuo movimento. Altra tecnica artroscopica è l’abrasione che utilizza un dispositivo di rasatura motorizzato. È stato inizialmente descritto come una misura palliativa per tentare di evitare l'artroplastica totale del ginocchio nei pazienti con osteoartrosi. Si ritiene che la stimolazione dell'osso subcondrale possa rilasciare cellule mesenchimali dal midollo osseo, promuovendo così la formazione di nuovo tessuto. Altra tecnica è la perforazione, sviluppata da Pridie, supponendo che la creazione di un gran numero di fori nella placca subcondrale favorirebbe la formazione di fibrocartilagine. È una tecnica artroscopica che consiste nello stimolare il midollo osseo attraverso i fori nell'osso, del diametro di circa 2,0-2,5 mm, usando un filo di Kirschner. I risultati clinici non differiscono dai risultati usando la tecnica di abrasione. Ulteriore tecnica è la microfrattura artroscopica per stimolare il midollo osseo, mediante l'esecuzione di fori nell'osso, utilizzando strumenti specifici con una punta a forma di cono appuntito (Steadman Awl). È importante notare che nella tecnica della microfrattura, la penetrazione del foro è di circa 3 mm. L'intenzione con questa tecnica è quella di promuovere la formazione di un coagulo di cellule mesenchimali provenienti dal midollo osseo, che sarà responsabile della formazione di una riparazione fibrocartilaginea. I risultati clinici delle microfratture dipendono in gran parte dall'età del paziente e dalle dimensioni del difetto della cartilagine. Nei pazienti giovani e attivi, si raccomanda la microfrattura e ha i migliori risultati a lungo termine in difetti inferiori a 2,5 cmq. Altra tecnica interessante è la mosaico plastica che consiste in un trapianto osteocondrale autologo, tecnica in cui uno o più cilindri osteocondrali vengono rimossi da un'area senza scaricare il peso per l'area del difetto osteocondrale (area con peso scaricato). Esistono poi gli innesti osteocondrali alogeni di cadaveri (Trapianto osteocondrale allogenico), un'opzione di trattamento per i difetti osteocondrali simile alla tecnica della mosaicoplastica, ma usata per lesioni maggiori. La nuova frontiera oggi è comunque rappresentata dal Trapianto di condrociti autologhi, che dopo una prima generazione oggi in cui i condrociti da trapiantare vengono coltivati ​​in laboratorio, oggi riconosce una evoluzione con l’uso di cellule staminali nel trattamento delle lesioni condrali.