Quando si pensa all’oro si pensa ai gioielli, alla età dell’oro, si pensa ai monili, solo pochi però conoscono l’oro colloidale, poiché per la maggioranza delle persone l’oro è un metallo inorganico, solido, malleabile, usato oggi anche nella alta tecnologia (PC, video, cellulari).

Cosa è

Esiste in realtà anche l’oro organico, detto anche oro colloidale, ossia utilizzabile dall’organismo umano, una forma sospensione colloidale di particelle d'oro di dimensione sub-micrometrica in un fluido che in genere è di natura acquosa. Questo fluido di natura liquida assume generalmente una colorazione rosso scuro o giallo sporco, in base alla dimensione delle particelle di oro usate. Le nanoparticelle d'oro in forma colloidale possono assumere varie forme (sfere, bastoncini, cubi, calotte) e nei tempi antichi, la sintesi dell'oro colloidale era una tecnica usata per produrre vetri colorati o dipinti particolari. La analisi scientifica dell'oro colloidale inizia con Michael Faraday nel 1850, per le proprietà ottiche, elettroniche e di riconoscimento molecolare specifiche di questo composto, con ampie applicazioni appunto in vari campi, come l'elettronica, la nanotecnologia e la sintesi di nuovi materiali. L’oro colloidale ha due capacità: da una parte agisce come un catalizzatore che facilita le funzioni fisiologiche e dunque contribuisce al ripristino di processi anomali, dunque risulterebbe utile in moltissime patologie, comprese quelle di tipo degenerativo, dall’altra innalza la frequenza di risonanza propria delle cellule che lo ospitano.

Da un decennio circa la medicina ha attenzionato questo “metallo”, che ha la capacità di agire nelle cellule, anche sul loro nucleo e dunque sul DNA, creando l’ambiente ottimale affinché il corpo possa modificare condizioni degenerative e contrastarle: malattie come artrite, reumatismi, sifilide, tubercolosi, tendiniti, borsiti, sclerosi multipla, disfunzioni sessuali, problemi spinali, lupus discoide, incoordinazione ghiandolare e nervosa, asma bronchiale, sembrano potere essere sensibilmente contrastate dall’uso dell’oro colloidale che ha tra l’altro proprietà sedative che non intaccano la trasmissione degli impulsi nervosi.

Azione terapeutica

 

Alcuni studiosi stanno altresì verificando, con dati ancora tutti da dimostrare, la possibilità dell’uso terapeutico dell’oro colloidale nel trattamento dei tumori. Non è chiaro se questi effetti siano correlabili alla evidente azione antiossidante che l’oro colloidale svolge, ma è pur vero che effetti documentati in medicina ve ne sono, tant’è che alcune ricerche riconoscono all’oro colloidale il potere di migliorare le funzioni cerebrali.  I meccanismi non sono chiari, le funzioni appaiono molteplici, e come tutte le novità in campo medico vanno ampiamente testate, ma appare evidente che l’oro possa rappresentare nella forma colloidale un elisir di lunga vita: una affermazione basata su conoscenze recenti ma che evidentemente confermano l’importanza dell’oro anche per le antiche popolazioni e civiltà della nostra terra, che hanno trovato nell’oro un riferimento di non poco conto.