Mario Carrara è  nato a Guastalla il 2 novembre 1866 ed è morto a Torino il 10 giugno 1937, figlio di Lodovico Carrara e di Bianca Zanotti,

Studiò alla università di Reggio nell'Emilia e poi a Bologna, dove nel 1889 conseguì la laurea in Medicina. Nel 1904 divenne direttore del Museo di antropologia criminale di Torino, che dal 1909, insieme a quello di Roma, divenne l'archivio criminale ufficiale d'Italia. Dal 1909 diresse la rivista «Archivio di antropologia criminale, psichiatria e medicina legale» e nel 1911 tradusse e ampliò il volume di Diagnostica anatomo-patologica di Johann Orth. Fu negli anni 20 e 30 il cattedratico di Medicina Legale dell’Università di Torino dopo aver insegnato a Cagliari. Allievo di Lombroso, di cui sposò la figlia, è stato autore di diversi saggi, su tutti uno dei Manuali più noti di medicina legale (Manuale di Medicina Legale III volume). Dal 1909 diresse la rivista “Archivio di antropologia criminale, psichiatria e medicina legale” fondata dal suo maestro di cui proseguì gli studi. Fu anche implicato in vicende peritali famose come quella del famoso smemorato di Collegno che appassionò l’opinione pubblica italiana degli anni venti. E’ stato un medico, un accademico ed un antifascista italiano. Fu uno dei padri della medicina legale italiana ma passò alla storia come uno dei pochissimi docenti universitari italiani che rifiutarono il Giuramento di fedeltà al Fascismo. Grazie alla sua attività di medico delle carceri torinesi, Carrara ebbe modo di conoscere durante gli anni 1920 molti oppositori del fascismo; quando suo cognato Guglielmo Ferrero fu costretto all'esilio, la sua famiglia divenne un punto di contatto tra gli antifascisti torinesi e quelli fuggiti all'estero, avvicinandosi agli ambienti torinesi di Giustizia e Libertà. Nell'autunno del 1931, i docenti universitari furono obbligati a prestare un giuramento di fedeltà al fascismo; soltanto in dodici si rifiutarono, perdendo la cattedra e il lavoro. Mario Carrara fu uno di questi ed in quella occasione, inviò questa lettera al Rettore dell’Università di Torino: “Illustrissimo Signor Rettore, ricevo dalla signoria vostra l’invito a prestare giuramento secondo il disposto dell’art. 18 del R. Decreto-Legge 1927 del 28 agosto 1931; ma debbo con rincrescimento informarLa delle ragioni che mi trattengono dallo aderirvi. Se, come appare dal contesto dell’articolo citato, con la nuova formula mi si chiede di contrarre impegni di natura prettamente politica, debbo far osservare che questi sono del tutto estranei alla materia esclusivamente tecnica del mio insegnamento: almeno quale ho impartito ormai per lunghi anni e con risultati, che non sta a me valutare, ma di cui la mia coscienza è paga. Tale era, del resto, il mio stretto dovere di sereno cultore di scienza e di insegnante, dovere che assunsi volonterosamente entrando nella Università dello Stato, e che sarò ben lieto di continuare ad assolvere ancora, se potrò farlo con animo sgombro da ogni preoccupazione e con quella libertà di indirizzo che è necessaria ad ogni attività del pensiero. Con ogni considerazione. Suo Mario Carrara“. Venne escluso da tutte le cariche pubbliche, perse il lavoro di professore universitario, nella primavera del 1935 la sua casa fu perquisita nell'ambito dell'operazione che portò all'arresto di Vittorio Foa e Massimo Mila; nell'ottobre 1936 fu arrestato per attività contro il regime fascista, ma si salvò dal confino solo per la sua età avanzata e morì qualche mese dopo essere stato, comunque, incarcerato per alcuni mesi (dalla fine del 1936 all’inizio del 1937)  durante i quali lavorò alla ultima edizione del suo famoso manuale. Detenuto alle carceri Nuove di Torino, dove continuò a lavorare al suo Manuale di medicina legale, morì nel giugno successivo. Oggi è sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.