L’anca è un’articolazione capace di muoversi in tutti e tre i piani dello spazio collegante l’arto inferiore al corpo umano.

Cosa è

E’ una struttura articolare sferoidale (enartrosi) molto stabile, destinata come è a sopportare il peso del corpo costituita da epifisi prossimale del femore e cavità acetabolare delle ossa del bacinoI tessuti molli (capsula articolare, legamenti e labbro acetabolare, muscoli) che avvolgono l’articolazione contribuiscono alla stabilità lungo tutto l’arco di movimento. 

Il femore, osso della coscia su cui si scarica il peso del corpo, è formato da una estremità prossimale (epifisi prossimale) che si articola appunto nell'anca, un corpo (diafisi) e una estremità distale (epifisi distale) che si articola nella formazione del ginocchio. Nella epifisi prossimale alla testa segue una porzione ristretta, il collo anatomico e due protuberanze rugose punto di inserzione di diversi muscoli: il grande trocantere e il piccolo trocantere

I muscoli glutei, piriforme, gemelli, otturatore interno si inseriscono nel grande trocantere, sporgenza ossea separata da altro muscolo, il tensore dela fascia lata dalla borsa sinoviale trocanterica, che facilita lo scivolamento anatomico tra queste due strutture.

In generale nella regione prossimale dell’anca sono presenti mediamente venti borse sinoviali. Infatti solo attorno al grande trocantere sono presenti costantemente almeno tre borse, con funzione anti-attrito

  • subgluteus minimus bursa
  • subgluteus medius bursa
  • subgluteus maximus bursa

Il processo infiammatorio della pertrocanterite coinvolge la subgluteus maximus bursa, la più voluminosa delle borse trocanteriche che si trova lateralmente al grande trocantere, in profondità rispetto alla fascia lata. spesso al termine pretrocanterite si sovrappone l'uso del termine borsite trocanterica (trochanteric bursitis) venne coniato nel 1923 da Stegemann per descrivere un dolore cronico, ricorrente nella regione laterale dell’anca prossimale. 

Cause

L’infiammazione della borsa trocanterica con comparsa di trocanterite, associata possibilmente a flogosi del muscolo tensore della fascia lata e del tratto ileotibiale, è una condizione patologica di frequente riscontro in cui i sintomi sono vari e non tutti correlati alla borsite ma alla flogosi appunto dei muscoli elevatori, abduttori ed extra-rotatori dell'anca. Le cause di questa patologia sono riconducibili a due elementi : 

  • trauma diretto: ad esempio una contusione violenta o più contusioni ripetute, si pensi ad esempio al portiere di calcio in cui le cadute continue sul fianco possono innescare la patologia)
  • trauma indiretto (da usura/sfregamento): nella casistica è la causa più frequente che racchiude in sé diverse possibilità (eccessiva tensione del muscolo tensore della fascia lata, tendinopatia dei muscoli glutei, alterazioni della dinamica del cammino, artrosi agli arti inferiori, interventi chirurgici precedenti, disfunzioni della colonna vertebrale, dismetrie degli arti inferiori, posture lavorative o sportive usuranti, eccetera).

 

Appare dunque evidente che la trocanterite è il frutto di una irritazione da stress meccanici come da usura o impatti ripetuti. Nello sport questa patologia è comune: portieri di calcio e calciatori in genere, maratoneti, ciclisti, nuotatori (specie stile rana), arti marziali, ma questa è anche una patologia professionale, tipica dei lavori in cui si sta accovacciati (idraulici, muratori, piastrellisti, eccetera). Vi sono poi forme meno frequenti di pertrocanterite da cause infettive e reumatiche (come gotta, malattia reumatica, artrite reumatoide). 

Fattori di rischio per la patologia sono tutte quelle condizioni ortopediche predisponenti ad una disfunzione biomeccanica con cattiva distribuzione del carico sui due arti inferiori (scoliosi, dismetria arti inferiori, coxa vara, disfunzioni della articolazione temporomandibolare, disfunzioni muscolari neurologiche, eccetera), possibilmente associate ad altri fattori specifici (postura lavorativa, inadeguato riscaldamento e defaticamento sportivo, insufficiente stretching, preparazione atletica inadeguata, eccesso di carichi sportivi in termini di allenamento e gare, eccetera).

Sintomi

Le persone affette dalla patologia, sedentarie e sportive, più comune nel sesso femminile, lamentano una significativa limitazione nelle attività della vita quotidiana, lavorativa e sportiva. Il sintomo principe è rappresentato dal dolore e dalla limitazione funzionale. Il dolore è presente nella parte laterale dell’anca e della coscia irradiandosi anche distalmente e prossimalmente, ed è caratteristico poiché aumenta nelle seguenti condizioni:

  • dormire sul lato colpito
  • salire le scale
  • correre
  • effettuare attività in appoggio monopodalico
  • effettuare un’adduzione passiva
  • effettuare un’abduzione attiva 
  • stare a lungo in piedi caricando solo su un arto
  • stare troppo tempo seduto specie se con le gamba accavallate
  • sedersi ed alzarsi da una seduta bassa

Clinicamente è tipico il dolore in extrarotazione ad anca flessa che si accentua se l’arto extrarotato viene portato in adduzione e la presenza di zoppia di fuga con il paziente che velocizza il passo con l’arto dolente in modo da diminuire temporalmente appoggio e quindi dolore). Gli esami strumentali principali sono l’ecografia articolare e la radiografia articolare antero-posteriore del bacino in carico e radiografie antero-posteriore e laterale dell’anca da supino per valutare eventuali anomalie ossee, fratture e segni di artrosi. La risonanza magnetica dell'anca in ultima istanza permette di valutare dettagliatamente capsula articolare, legamenti, labbro e altri tessuti molli. 

Terapia

Stabilita la diagnosi attraverso valutazione medica, è opportuno intraprendere un percorso di recupero che preveda i seguenti punti

  • riposo funzionale della articolazione (dunque astensione dalla attività sportiva usurante, modifiche sostanziali della postura lavorativa),
  • termoterapia locale (la applicazione locale giornaliera di calore oltre a ridurre la sensazione di dolore vascolarizza i tessuti favorendo i processi di recupero funzionale)
  • terapia farmacologica (localmente, per bocca o per via intramuscolare si possono usare farmaci anti-infiammatori non steroidei come ibuprofene e diclofenac oppure anche farmaci anti-infiammatori steroidei come il prednisolone o altre varianti di cortisone)
  • fisioterapia (tecarterapia, laserterapia e correnti antinevalgiche come la Tens devono essere obbligatoriamente accompagnate da un buon lavoro manuale del fisioterapista finalizzato al recupero della mobilizzazione articolare, al ripristino delle corrette tensioni muscolari ed ad un adeguato recupero elastico e propriocettivo),
  • chinesiotaping (è una pratica utile specie nelle prime fasi di recupero sportivo per ottimizzare la biomeccanica del corretto movimento attraverso l'applicazione di cerotti elastici che ricostruiscono simulandole e compattano le forze muscolari che entrano in gioco),
  • attività fisica adattata (con questo termine si indicano tutti quei protocolli che si consigliano essere seguiti da validi preparatori atletici di attività fisica in cui elongazione muscolare, riscaldamento, esercizi di forza elastica, esercizi propriocettivi, di presa coscienza, di potenziamento muscolare concentrico ed eccentrico vengono modulati al fine di un completo recupero e di una possibile prevenzione nelle ricadute). Una buona programmazione del carico sportivo e delle gare impedisce la possibilità di ricadute nel tempo.

La ozonoterapia, le infiltrazioni locali, le onde d'urto, l'agopuntura, la terapia del dolore sono altre forme di intervento medico da valutare nelle situazioni resistenti ai comuni trattamenti sopra indicati.

Infine, consiglio anche una attenta valutazione biomeccanica della persona, sia esso sedentario o atleta, attraverso esami della postura con i sistemi attualmente a disposizione (baropodometria, stabilometria, esami 3D, analisi del passo, eccetera) per identificare quelle alterazioni che possano contribuire alla genesi della patologia per potere poi identificare degli approcci di recupero e prevenzione più soggettivi (byte, ortesi plantari, ginnastica correttiva, busti ortopedici, eccetera).