Questo articolo nasce da una evidenza personale professionale: capita da medico specialista in medicina sportiva di prescrivere anti-infiammatori per una patologia, spesso accompagnata da raccomandazioni quali il riposo e l’astensione temporanea dalle attività sportive.

Antifiammatori e infarto

Spesso invece, o quasi sempre, il paziente atleta usa il farmaco e non si riposa, anzi, affronta allenamenti e gare sereno del fatto che il farmaco inibisca dolore ed infiammazione. A fronte di questo atteggiamento molto comune, propongo la lettura di una revisione scientifica effettuata da ricercatori dell’Università di Montreal che evidenzia da una metanalisi di diversi studi canadesi, finlandesi e britannici, un aumento del rischio di infarto del miocardio, dose-dipendente e massimo nel primo mese di assunzione di antinfiammatori non steroidei (446.763 soggetti coinvolti, 61.460 con storia di infarto del miocardio). Il dato è evidente e scientificamente comprovato: l’assunzione di un antinfiammatorio per una settimana o più aumenta mediamente il rischio di infarto in misura variabile secondo il farmaco usato ma, ed è questo il dato più interessante per noi medici, senza una netta differenza tra anti-infiammatori tradizionali e anti-infiammatori inibitori selettivi della ciclossigenasi 2 (i cosiddetti FANS di ultima generazione). Un’assunzione più prolungata non aumenta proporzionalmente il rischio, mentre lo aumenterebbe, secondo lo studio, il crescere del dosaggio giornaliero. Il fatto di per sé è noto: gli antinfiammatori non steroidei per bocca possono aumentare il rischio di infarto del miocardio, ma sino ad oggi vi erano pochi studi clinici disegnati ad hoc per stimarne l’entità.

Abuso di farmaci anti infiammatori nello sport

Questo studio metanalitico evidenzia che tutti gli antinfiammatori aumentano il rischio di infarto, specie nel primo mese d’uso e i dosaggi alti concorrono a questo aumentato rischio. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono farmaci con attività analgesica, antinfiammatoria e antipiretica il cui effetto si raggiunge per la riduzione della sintesi dei prostanoidi, responsabile di un sostanziale rischio di effetti avversi collaterali a carico del tratto gastrointestinale e dei reni (abbastanza noto) con possibilità di aumento della pressione sanguigna e sviluppo di insufficienza cardiaca congestizia, ma anche ed oggi vi è certezza di aumento dell'incidenza di infarto miocardico acuto. La sicurezza dei FANS per quanto riguarda gli eventi cardiovascolari è stata studiata negli ultimi anni in un gran numero di studi clinici retrospettivi e prospettici e meta-analisi. I risultati indicano che la cardiotossicità è un effetto di classe, ma l'entità del rischio è ampiamente variabile tra i singoli farmaci FANS. Alla luce di quanto detto, se l’uso di farmaci anti-infiammatori aumenta il rischio di infarto, mi domando da specialista: di quanto aumenta questo rischio nella specifica popolazione degli atleti che, come detto, sottopongono il corpo a stress fisico comunque, indipendentemente dalle indicazioni (comuni) a fare riposare il corpo durante il trattamento farmacologico? La riposta è intuitiva, la lascio a chi legge…